Il nome di Gioiosa Marea è legato al paese di Gioiosa Guardia, che sorgeva sul Monte Meliuso e che fu abbandonato in seguito al terremoto del 1783 e alla carestia dell’anno successivo; i suoi abitanti, evacuati, fondarono un nuovo centro sulla costa, ribattezzandolo, appunto, Gioiosa Marea. La suggestiva posizione, sospesa tra rocce e mare, ed il clima dolcissimo fanno di Gioiosa Marea il luogo ideale per trascorrere le vacanze in tranquillità e completo relax. Il paese offre tra le più belle spiagge della costa tirrenica, come Capo Calavà, con le suggestive insenature e le granitiche rocce rosse che, attorniate da secolari uliveti, scivolano a picco sul mare e portano lo sguardo all’orizzonte dove sono ben visibili le splendide Isole Eolie. La trasparenza delle acque in cui si riflettono scogli e rocce, sabbia dorata e sfumature di verde mediterraneo fanno di Gioiosa Marea un paradiso che si rinnova dall’ alba al tramonto. Da visitare sono: l’Antiquarium Comunale, dedicato al sito archeologico di Gioiosa Guardia, che raccoglie reperti storici che riguardano l’Abitato Protostorico (XII-X sec. A.C.), l’Abitato Indigeno (IX e prima metà del VII sec.), l’Abitato Greco ed oggetti inerenti alla Sepoltura; la Grotta del Tono, una delle bellezze naturali di interesse storico-geologico, ubicata di fronte alla stazione ferroviaria, alla quale vi si accede tramite un’imboccatura larga circa 180 cm ed alta 160 cm. Essa si sviluppa attraverso una varietà di cunicoli, che si intersecano in diversi punti sia a destra che a sinistra congiungendosi tra di loro. Caratterizzata da rocce calcaree dà origine ad un fenomeno di tipo carsico, che si manifesta nella grotta con concentrazioni calcaree e formazioni stalattitiche e stalagmitiche. I primi accenni sulla grotta risalgono al X – IX sec.

San Giorgio

A levante di Gioiosa, oltre la roccia di Capo Calavà, si trova la contrada San Giorgio dove, prima ancora della fondazione di Gioiosa Guardia, si conduceva una vita marinara basata sulla pesca. La storia della contrada di S. Giorgio si identifica con quella della sua Tonnara, della cui esistenza si hanno notizie sin dal XII secolo. Negli scritti si legge che la tonnara si calava con 120 ancore (30 nei tempi antichi), di 5 o 4 quintali. Vi erano sette palascarmi due dei quali chiamati “Scieri”, lunghi 70 palmi (un palmo corrisponde a 25 cm circa) e larghi 10 e 20 palmi, servivano per le grosse mattanze. La tonnara si estendeva, da est a ovest per 200 canne (400m) e si collocava normalmente a 500 canne di distanza da terra. Il pescato veniva collocato in barili di legno e destinato ai grossi mercati tradizionali come Napoli, Salerno e Messina. Fino al 1069 S. Giorgio, Tono di Milazzo e Oliveri risultavano essere tre delle ventisei tonnare in Italia, di cui 14 in Sicilia. La struttura architettonica della Tonnara si sviluppa su due livelli: un piano terra con magazzini e depositi, in cui si svolgevano le attività legate alla pesca, ed un primo piano, residenza estiva dei proprietari. Sulla spiaggia di San Giorgio si trovano i resti di due paliscalmi, in uno dei quali si legge il nome del capomastro Francesco Providenti di Milazzo e nei tramezzi di prua le parole d’ordine del ventennio “Noi tireremo dritto” espressione di una scena da palcoscenico in cui si recitava l’umana follia dei marinari che, attorno agli argani, tesavano le gumine che a poppa scorrevano attorno alle carrucole dei cani.